“L’Amore ai tempi del colera”: Quando l’amore romantico riesce a sopravvivere al tempo, al dolore e alle epidemie

L’amore ai tempi del colera, trasposizione cinematografica dell’omonimo e celebre romanzo dello scrittore colombiano Gabriel Garcia Márquez, racconta in modo esemplare di come l’amore possa diventare una ragione di vita. L’opera dell’autore premio Nobel per la letteratura ebbe un enorme successo di pubblico e ancora oggi è una dei romanzi più tradotti al mondo.

Ambientata a Cartagena, la storia ha come protagonisti Florentino Ariza, poeta che lavora come telegrafista e che si innamora a prima vista di Fermina Daza, giovane figlia di un mercante appena arrivato in città. Tra i due nasce una relazione epistolare in cui il giovane Florentino dichiara alla ragazza tutto il suo appassionato amore inizialmente ricambiato. Il padre di lei, però, si oppone alla relazione e decide di dividerli mandando la figlia a vivere con la cugina. Il rapporto dei due prosegue attraverso uno scambio di telegrammi sullo sfondo della Guerra Civile e della diffusione di un’epidemia di colera. Al rientro a Cartagena la ragazza però rifiuta Florentino spezzandogli il cuore per poi andare in sposa al famoso medico Juvenal Urbino.

Márquez descrive, in quello che lui aveva chiamato il “romanzo dei vecchietti”, l’amore in tutte le sue forme e sfaccettature. Quello di Florentino è un amore profondo e infinito che non si ferma davanti alle sofferenze, ai rifiuti e al tempo. Egli continua ad amare Fermina passando la sua vita a disperarsi e a cercarla nel volto e nel corpo delle sue numerosi amanti, consumandosi nella speranza di tornare a essere contraccambiato. Il sentimento che nasce in lui è quasi al limite della patologia e forse per questo, nel romanzo, i suoi effetti vengono da lui accostati ai sintomi del colera, con stati febbrili che lo portano a compiere azioni folli e dissennate. Il sentimento romantico ha il potere di sconvolgergli la vita e afferrarlo con la stessa presa furiosa della malattia.

Fermina, donna forte ed indipendente, riconosce la precocità del suo sentimento verso l’innamorato telegrafista preferendogli la stabilità del rapporto con il ricco medico. Il loro matrimonio non si basa su un amore passionale e dunque travolgente, bensì sull’equilibrio e sulla sicurezza della loro unione che si trasforma in dedizione e devozione verso la famiglia. Abbiamo quindi da parte un uomo innamorato dell’amore, poeta sempre più intellettuale e raffinato, e dall’altra un uomo di scienza, razionale e progressista.

È proprio questo dualismo tra passione e razionalità, follia romantica e lucido affetto, un dissidio che ognuno di noi probabilmente può dire di aver sperimentato almeno una volta nella vita, alla base della storia e della scelta di Fermina. È meglio scegliere con il cuore un amore passionale o con la testa un compagno di vita?

Il meccanismo psicologico che si instaura in Florentino è quello di un amore platonico che proprio perché non vissuto nella sua concretezza e quotidianità diviene un amore perfetto, ineguagliabile, a seguito del quale egli rifiuta tutte le altre occasioni reali di instaurare un rapporto duraturo con un’altra donna. Si rifugia così nel campo delle illusioni e in questo sentimento ideale che proprio per la sua natura chimerica non avrà mai fine.

Alla fine, la tenace resistenza di Florentino sarà premiata e dopo “cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni” riuscirà a coronare il suo sogno d’amore, un amore unico e allo stesso tempo universale, dal quale è impossibile non lasciarsi contagiare.

Dottoressa Miriam Reale

Giornalista e studiosa di cinematografia

per contatti: miriamreale.mr@gmail.com

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