LE TIPOLOGIE D’AMORE SECONDO BERGMANN

«La fine dell’amore porta con sé un aumento della rabbia e dell’aggressività dirette ora contro l’amante che li ha abbandonati, ora contro il Sé. Si ha l’impressione che in precedenza l’odio fosse trattenuto dall’amore, ma che ora le chiuse dell’odio e della depressione minaccino di schiacciare la persona colpita dal lutto».Martin S. Bergmann “Anatomia dell’ amore” (Einaudi, Torino, 1992)

Lo psicoanalista americano Martin S. Bergmann ha classificato le modalita’ di amare nel suo libro “Anatomia dell’ amore” (Einaudi, Torino, 1992), distinguendone ben quindici tipologie.

Le principali tipologie d’ amore individuate da Bergmann sono:

INFATUAZIONE. E una passione spropositata e irragionevole, che e’ caratterizzata dall’ immediato abbandono di tutti i legami precedenti e dal fatto che diventa presto una passione assolutamente esclusiva. Ma e’ un vero fuoco di paglia, e la sua fine e’ tanto repentina quanto improvviso e violento e’ stato il suo inizio.

TRIANGOLO D’ AMORE. Per sua natura l’ amore sarebbe portato a restare confinato nella coppia, ma chi e’ uomo di mondo sa che questa sembra destinata a diventare piu’ l’ eccezione che la regola. Effettivamente molte persone riescono ad amare soltanto all’ interno del classico triangolo, altrimenti si sentono soffocate. Secondo la psicoanalisi la capacita’ di amare unicamente in un rapporto triangolare indica il persistere di problemi legati alla fase edipica dello sviluppo.

AMORE CONFLITTUALE. E un’ altra varieta’ che caratterizza le persone alle quali la coppia va decisamente stretta. Questo tipo di amore si distingue per la presenza del bisogno di oggetti d’ amore supplementari, oltre a quello, per cosi’ dire, istituzionale. Gli psicoanalisti ritengono che nell’ infanzia delle persone che provano questo tipo di bisogno ci siano stati molti oggetti d’ amore diversi (per esempio varie bambinaie).

SESSUALITA SENZA AMORE. Ci sono rapporti basati su un’ intensa relazione sessuale senza che si sviluppino concomitanti sentimenti d’ amore. Sembra che una delle principali differenze rispetto ai veri rapporti d’ amore sia nel fatto che in questi ultimi le persone regrediscono un po’ verso l’ infanzia, in sostanza son piu’ capaci di giocare, mentre nel rapporto puramente sessuale i due partner restano sempre a livello adulto.

AMORE MASOCHISTICO. “L’ amore e’ una nebbia formata col vapore dei sospiri” scriveva Shakespeare, a voler sottolineare come la sofferenza sia una parte integrante del godimento che proviene dall’ amore. In questo senso l’ amore masochistico deve essere considerato, quindi, soltanto un’ esagerazione di quel sentimento di dedizione totale che si prova sempre durante l’ innamoramento.

AMORE DI PIGMALIONE. Descritto per la prima volta dal poeta latino Ovidio, questo tipo di amore ha come sua principale caratteristica una forte valenza pedagogica. Chi ama sente il bisogno di istruire l’ altro, e ogni circostanza e’ buona, per modellarlo a proprio piacimento. “L’ amore di Pigmalione spesso porta a rapporti felici e duraturi . afferma Bergmann . ma corre gravi rischi quando l’ allievo vuole l’ uguaglianza e intende asserire la propria individualita’ “.

AMORE INIBITO NELLA META. E una forma di amore che frequentemente fa da musa ispiratrice per gli artisti, come nel caso di Dante che certo provo’ tale sentimento nei confronti di Beatrice. La meta inibita, ovviamente, e’ la sessualita’ , che in tale forma di amore e’ totalmente assente. E quando viene a mancare in tal modo anche ogni forma di gelosia, praticamente si sfocia nell’ amicizia.

GLI AMOREDIPENDENTI. Cosi’ Bergmann descrive questo tipo di persone che furono individuate dallo psicoanalista Otto Fenichel: “Hanno bisogno d’ amore come altri del cibo o della droga. Sebbene abbiano una limitata capacita’ di amare hanno un terribile bisogno di essere amati. In genere gli amoredipendenti si attaccano a una persona che considerano insoddisfacente. Sono furiosi e infelici, ma non riescono a liberarsi del partner frustrante. Per Fenichel gli amoredipendenti sono nevrotici con un carattere determinato da una fissazione del tutto particolare. Tormentano in continuazione il partner per avere piu’ amore e di solito non fanno altro che ottenere il risultato opposto”.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavaliere@iltuopsicologo.it

LE RADICI DELL’AMORE

Personalmente e Professionalmente condivido appieno questo passaggio sull’amore del bellissimo film “Il mandolino del capitano Corelli” che descrive significativamente cos’è l’amore e le radici profonde che instaura autenticamente.

“L’amore è una pazzia temporanea, erutta come un vulcano e poi si placa. E quando accade, bisogna prendere una decisione.
Devi capire se le vostre radici si sono intrecciate al punto da rendere inconcepibile una separazione. Perché questo è l’amore.
Non è l’ardore, l’eccitazione, le imperiture promesse d’eterna passione, il desiderio di accoppiarsi in ogni minuto del giorno. Non è restare sveglia la notte a immaginare che lui baci ogni angoletto del tuo corpo.
No, non arrossire, ti sto dicendo qualche verità. Questo è semplicemente essere innamorati, una cosa che sa fare qualunque sciocco.
L’amore è ciò che resta quando l’innamoramento si è bruciato; ed è sia un’arte, sia un caso fortunato.
Tua madre ed io avevamo questa fortuna, avevamo radici che si protendevano sottoterra una verso l’altra, e quando tutti i bei fiori caddero dai rami, scoprimmo che eravamo un albero solo, non due.
Ma, a volte, i petali cadono senza che le radici si siano intrecciate.”

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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Gli aspetti positivi degli Amori non corrisposti

Di seguito riporto un brano dello scrittore Matteo Bussola che ridà “dignità” ed importanza agli amori non corrisposti che nella società attuale non vengono riconosciuti nei loro aspetti di “doni”. Invito a leggere attentamente il brano ed a riflettervi, al di la se si è d’accordo o meno.

“Ci hanno insegnato che gli amori non corrisposti non servono a niente.
E’ la cultura dell’efficienza che ci domina: se uno sforzo non produce un risultato immediato allora lascia perdere, ti fai solo del male, guardati attorno che il mare è pieno di pesci. Tutto il repertorio.
Ma se è chiaro che bisogna evitare l’accanimento patologico e che si deve stare in guardia dagli amori tossici, non bisognerebbe nemmeno dimenticare che l’innesco di ogni amore, la sua energia propulsiva, ciò che letteralmente “ci sposta da noi stessi” è amare, non essere riamati. Bisognerebbe rammentare che l’amore è un dono, e che se lo spendessimo solo quando certi di ricevere un tornaconto immediato allora sarebbe una compravendita. Bisognerebbe ricordare, anche, che non sempre ci appassioniamo alle cose che ci riescono meglio. Conosco persone che amano il canto ma sono stonate come campane, eppure questo non impedisce loro di cantare. Ne conosco altre che non vinceranno mai coppe né medaglie eppure vanno a correre tutti i giorni. Ci sono individui che non diventeranno mai Hemingway né Picasso, eppure scrivono o dipingono ogni volta che possono. Non lasciano perdere. La passione più antica che io ricordi, per esempio, è il disegno, lo amo da sempre e con tutto me stesso. Ma il disegno non è mai stato un amante riconoscente, non mi ha mai ricambiato con la stessa intensità. Ho imparato a disegnare solo disegnando tanto, perché non sono mai stato uno di quei bambini davvero “portati”, non ho mai avuto “la scintilla”, quella che conoscevo bene perché la vedevo brillare, nella mia sola classe, in Daniele, Massimiliano e Alberto. Che poi loro non se ne siano fatti niente e abbiano scelto altre aspirazioni, mentre il sottoscritto è riuscito a diventare un disegnatore professionista, dice che nessuno di noi ha scelto l’amore più facile. Perché se l’innamoramento è una cosa che accade, e non ci si può fare nulla, l’amore invece lavora sempre, sempre sulla trasformazione e sulla possibilità. Anche quando quella possibilità è minima. Perfino quando quella trasformazione appare senza speranza.
L’amore nasce dal desiderio, e i desideri fanno così: ci mettono alla prova per vedere quanto ci teniamo davvero.
Desiderio deriva dal latino “de sidera” che significa “mancanza di (delle) stelle”. Ogni desiderio esprime dunque una nostalgia, o un’aspirazione.
Il simmetrico di desiderare è considerare. Considerare deriva da “cum sidera”, che significa “guardare le stelle”, “prestare attenzione”. Ogni considerazione esprime dunque una volontà, o un atto, una forte determinazione.
Desiderare indica la direzione che ci manca, considerare ci aiuta a non smarrire la strada.
Amare senza ritegno è un salto che ci restituisce ogni volta un posto fra gli astri, comunque vada.”

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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L’AMORE ESISTE

L’amore esiste” canta Francesca Michielin. La giovane artista espone grandi semplici verità sull’amore, in una duplice prospettiva positiva: l’amore romantico che fa sognare e che tutti vorremmo vivere almeno una volta nella vita, e l’amore universale.

La canzone inizia mostrandocene la forza dirompente: l’amore, in maniera inaspettata, entra nella nostra vita, ci travolge, ci lascia senza fiato, senza parole. Come un fiore sboccia all’improvviso in uno sguardo e finalmente ci sentiamo capiti, connessi ad un altra persona e dunque meno soli

L’amore è grande, è difficile contenerlo, prende il controllo della nostra mente e del nostro cuore. Ci fa battere i denti, ci fa piangere per l’emozione ma anche per il dolore. Nel tempo, infatti, può crescere ma anche finire, non abbiamo garanzie che durerà per sempre.

L’amore ci fa sentire vivi e felici come non mai: ci spinge nel futuro e confina le sofferenze e le delusioni che abbiamo provato nel passato.

Il vero amore ci cambia lentamente, ci rende migliori. 

Possiamo provare amore per le persone ma anche per la natura, per gli animali, per la vita. E’ amore tutto ciò che ci emoziona, che porta calore al nostro cuore. Lo sperimentiamo nelle piccole cose di ogni giorno: in un gesto, in un sorriso, quando condividiamo la nostra umanità.

La Michielin termina il suo brano approdando all’amore universale che esce dall’ottica individualistica: è un flusso gratuito nei confronti del prossimo e di ogni essere vivente.

Anche il videomusicale di questo pezzo è molto suggestivo; la cantante guarda il mondo attraverso un grande diamante, emblema della purezza, quasi a volerci invitare a vedere tutto attraverso quella lente.

E per te l’amore esiste?

L’amore esiste – Francesca Michielin

Può nascere dovunque
anche dove non ti aspetti
dove non l’avresti detto
dove non lo cercheresti
può crescere dal nulla
e sbocciare in un secondo
può bastare un solo sguardo
per capirti fino in fondo
può invadere i pensieri
andare dritto al cuore
sederti sulle scale
lasciarti senza parole
l’amore ha mille steli
l’amore è un solo fiore

Può crescere da solo
esaurire come niente
perché nulla lo trattiene
o lo lega a te per sempre
può crescere su terre
dove non arriva il sole
apre il pugno di una mano
cambia il senso alle parole

L’amore non ha un senso
l’amore non ha un nome
l’amore bagna gli occhi
l’amore scalda il cuore
l’amore batte i denti
l’amore non ha ragione

È grande da sembrarti indefinito
può lasciarti senza fiato
il suo abbraccio ti allontanerà per sempre dal passato
l’amore mio sei tu
l’amore mio sei

L’amore non ha un senso
l’amore non ha un nome
l’amore non ha torto
l’amore non ha ragione
l’amore batte i denti
l’amore scalda il cuore

Può renderti migliore
e cambiarti lentamente
ti da tutto ciò che vuole
e in cambio non ti chiede niente
può nascere da un gesto
da un accenno di un sorriso
da un saluto, da uno sbaglio
da un percorso condiviso

L’amore non ha un senso
l’amore non ha un nome
l’amore bagna gli occhi
l’amore scalda il cuore
l’amore batte i denti
l’amore non ha ragione

L’amore non ha un senso
l’amore non ha un nome
l’amore bagna gli occhi
l’amore scalda il cuore
l’amore batte i denti
l’amore non ha ragione

L’amore mio sei tu
l’amore mio sei tu
l’amore mio sei tu
l’amore mio sei tu

Dottoressa Roberta Maggioli

contattatemi al 3355334721 oppure scrivetemi una mail a uno di questi indirizzi: maggioli.roberta72@gmail.com oppure maggiolir@libero.it

TEST SULLE COMPONENTI DELL’AMORE

Le affermazioni riportate in questo test sono inerenti le componenti dell’amore così come sono state individuate da Stenberg (vedi link dell’articolo). Il test è un libero riadattamento del QDA Questionario dell’Attaccamento apparso su Polarità 1987 vol.1 n.3

Leggi attentamente ogni domanda e usando la scala che segue, per ogni item esprimi quanto la frase è vera per te oggi con la tua esperienza di vita.

I quattro livelli della scala usata hanno i seguenti significati:

  • F= Totalmente o molto falso per me
  • f= falso per me
  • v= vero per me
  • V= Totalemente molto vero per me

Rispondi a tutti i quesiti e quando sei in dubbio dà la risposta che più probabilmente riflette il tuo atteggiamento.

COMPONENTE DELL’IMPEGNO

  • L ‘amore genuino richiede un periodo iniziale di amicizia.
  • F___f___v___V
  • Prima di coinvolgermi definitivamente con una persona è importante per me sapere cosa vuole fare nella sua vita.
  • F___f___v___V
  • L ‘amore migliore emerge da una lunga amicizia.
  • F___f___v___V
  • Cerco di fare attentamente un piano di vita prima di scegliere la persona che voglio amare.
  • F___f___v___V
  • Preferisco soffrire io che permettere che soffra la persona che amo.
  • F___f___v___V
  • L ‘amicizia si trasforma in amore gradualmente nel tempo.
  • F___f___v___V
  • Prima di scegliere di amare una persona, una considerazione importante è sapere che riflesso avrà sulla mia famiglia.
  • F___f___v___V
  • Provvedo prima alla felicità della persona che amo e poi alla mia.
  • F___f___v___V
  • I miei migliori rapporti di amore si sono sviluppati a partire da una salda amicizia.
  • F___f___v___V
  • Nello scegliere la persona che amo è importante conoscere se è o sarà un buon genitore.
  • F___f___v___V
  • Una considerazione importante nello scegliere la persona che amo è quale riflesso avrà sulla mia carriera.
  • F___f___v___V
  • Prima di coinvolgermi profondamente con qualcuno, cerco di verificare se i suoi antecedenti ereditari sono compatibili con i miei.
  • F___f___v___V

COMPONENTE DELL’INTIMITA

  • La nostra esperienza di amore è molto intensa e soddisfacente.
  • F___f___v___V___
  • Sento che io e la persona che amo siamo proprio fatti l’una per l’altra.
  • F___f___v___V
  • Io e la persona che amo ci capiamo davvero.
  • F___f___v___V
  • La persona che amo possiede proprio le qualità fisiche che desidero trovare in lei.
  • F___f___v___V
  • Non sono in grado di passare da una relazione amorosa all’altra facilmente ed in fretta.
  • F___f___v___V
  • Non desidero “prendere in giro” le diverse persone che amo.
  • F___f___v___V
  • Trovo difficile decidere di non amare definitivamente una persona piuttosto che un’altra.
  • F___f___v___V
  • Non è piacevole cambiare di tanto in tanto la persona che si ama.
  • F___f___v___V
  • Cerco sempre di aiutare la persona amata nei momenti difficili.
  • F___f___v___V
  • Provvedo prima alla felicità della persona che amo e poi alla mia.
  • F___f___v___V
  • Dedico tempo ed energia alla persona che amo anche quando fa degli sbagli.
  • F___f___v___V
  • Farei qualsiasi sacrificio per il bene della persona che amo.
  • F___f___v___V

COMPONENTE DELLA PASSIONE

  • Qualche volta tengo sospesa la persona che amo in modo che non sa esattamente con chi sto.
  • F___f___v___V
  • L ‘amore genuino non richiede un periodo iniziale di amicizia.
  • F___f___v___V
  • Faccio alcune cose di cui la persona che amo si dispiacerebbe se le sapesse.
  • F___f___v___V
  • Qualche volta mi do da fare affinché due persone che amo non sappiano l’una dell’altra.
  • F___f___v___V
  • Sono in grado di passare da una relazione amorosa all’altra facilmente ed in fretta.
  • F___f___v___V
  • Mi piace giocare “il gioco dell’amore” con un certo numero di persone diverse che amo.
  • F___f___v___V
  • Mi sento agitato/a se la persona che amo si trova in compagnia di qualcun altro.
  • F___f___v___V
  • Facilmente ci si innamora improvvisamente.
  • F___f___v___V
  • E’ piacevole cambiare di tanto in tanto la persona che si ama.
  • F___f___v___V
  • Mi è facile amare senza che ci sia un periodo iniziale di corteggiamento reciproco.
  • F___f___v___V

RISULTATI DEL TEST

Ogni dimensione viene misurata da 12 Item. Le dimensioni che superano le sei riposte v o V sono quelle sovradimenzionate nella propria concezione dell’amore, quelle che superano le sei riposte f oF sono quelle sottodimensionate.

Il test è puramente indicativo degli aspetti che intende valutare ed i risultati potrebbero variare nel tempo. Và utilizzato come spunto di riflessione

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

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FENOMENOLOGIA DELL’AMORE SECONDO BARTHES

Barthes procede a un’analisi razionale dei sentimenti e delle emozioni che prendono l’innamorato, partendo invece dall’analisi del ramo semantico del discorso amoroso: prende alcuni concetti fondamentali, percepiti un po’ da tutti gli innamorati, e li esplicita con incredibile chiarezza, andando a fondo nelle dinamiche psicologiche e relazionali.

Per ricollegarci alle analisi precedenti, vediamo che anche Barthes sostiene l’unicità dell’amore, come già Schopenauer, ma va oltre, specificando cosa comporta questa unicità per chi ama.

«Nella mia vita, io incontro milioni di corpi; di questi milioni io posso desiderarne delle centinaia; ma, di queste centinaia, io ne amo uno solo. L’altro di cui io sono innamorato mi designa la specialità del mio desiderio. L’amore per una persona unica si riflette su chi ama, facendogli percepire la propria identità e unicità. Quindi l’amore contribuisce a darci la sensazione di essere individui unici.»1

La sua analisi più completa è nella forma di un dizionario, uno studio del linguaggio del “discorso amoroso” attraverso grandi capolavori letterari.

Nella sua opera troviamo tutte le fasi che possono caratterizzare l’amore. Egli afferma che le fasi dell’incontro amoroso sono essenzialmente tre in chi lo rievoca: la cattura, come per la metafora dell’uccellagione degli antichi egizi, consiste nell’essere rapito da un’immagine, da un sentimento, in un attimo; il conoscersi, la dolcezza della scoperta dell’altro, nella sua perfezione, la meraviglia di aver trovato chi dipinge ciò che inconsapevolmente era nel proprio ideale, un fatto casuale che si percepisce come soprannaturale; il “seguito: la lunga sequela di sofferenze, dolori, angosce, sconforti, rancori, impacci e tranelli” che minaccia di far crollare tutto il sistema di valori che quell’incontro aveva messo in piedi per l’amante e l’amato.2 Ma Barthes precisa, “c’è un’illusione del tempo amoroso. Io credo che sia un episodio, con un inizio e una fine. E tuttavia la ricostruzione del rapimento è a posteriori.”

Nel dettaglio, Barthes parla della fase dell’innamoramento,3 come di un rapimento in cui il rapitore non ha intenzionalità, ma è l’oggetto d’amore, e che causa una ferita profonda nel soggetto rapito (immagine da un lato simile a quella che ci riportano le incisioni degli antichi egizi, e dall’altro vicina all’espressione che si usa in inglese per l’innamoramento, fall in love, cadere in amore).

Chi si innamora è in un certo senso vuoto, inconsciamente disponibile, in attesa dell’occasione; il pretesto è occasionale, ma deve essere un tassello che si incastra nella propria struttura profonda.

Cos’è che fa innamorare?

«C’è qualcosa che coincide esattamente col mio desiderio (di cui non so niente) (…) talora, ciò che dell’altro mi esalta è l’aderenza a un grande modello culturale (io credo di vedere l’altro dipinto da un artista del passato), talaltra, ad aprire in me la ferita, è invece una certa disinvoltura dell’apparizione: io posso innamorarmi di un atteggiamento un po’ volgare (assunto per provocare): ci sono delle trivialità sottili, mobili, che passano rapidamente sul corpo dell’altro (…) l’aspetto che mi colpisce si riferisce a una particella di pratica, al momento fuggevole di una posizione… ».

Il rapporto tra innamoramento e amare è esplorato da Barthes, eppure non ha univoca soluzione. Si sa che essere innamorato non somiglia a nient’altro, ed è perciò riconoscibile in qualunque tipo di rapporto. L’essere innamorato è un desiderio di possesso, l’amare è quella componente del sentimento che, oltre a prendere, vuole anche dare. Quando si parla di dare in amore, ci si riferisce solo raramente a sacrifici materiali: tollerare, non dire, non litigare, non alzare la voce, non usare un certo linguaggio… a volte fingere, per proteggere. Si tratta quindi di una padronanza dei sentimenti che sembra contrastare con la natura un po’ infantile, quasi morbosa, dell’essere innamorati. Eppure non riescono a procedere separati.4

L’amore visto dall’esterno diventa osceno,5 perché la sentimentalità è stata screditata dall’opinione moderna, non vi è sistema di idee che stimi o difenda l’amore-passione, non vi è una teoria ufficiale, come ai tempi del Simposio, né una scusante, oramai l’essere innamorato è una teoria fuori moda e fuori dalla storia, e rende perciò osceno l’innamorato, esposto senza difese. L’innamorato mostra i suoi sentimenti senza una mediazione di forma, che sia un romanzo, o una rappresentazione teatrale, una qualche finzione che possa proteggerlo dall’opinione comune. La solitudine che lo caratterizza è timida, non trasgressiva, né eroica. Se vi è comprensione per l’innamoramento adolescenziale, ciò non vale se questo “errore” viene reiterato, e se l’innamorato diventa recidivo. Finché l’innamorato resta tale, è solo, ma la solitudine a cui ci si riferisce non è quella di una persona, poiché anzi l’innamorato ha spesso persone con cui confidarsi, ma una solitudine di sistema, di una comprensione che non sia compassione e “attesa che passi”: gli unici capaci di questa comprensione sono gli altri innamorati, gli altri folli.

Barthes non trascura il concetto di dipendenza6, e anzi individua un momento in cui essa diventa consapevole, ma non viene allontanata, né svalutata, né considerata un problema: anche negli elementi più futili, il soggetto amoroso di Barthes non limita e non nasconde la sua dipendenza, perché così dà valore alla sua domanda d’amore, come chi venera una divinità mostra il sacrificio che sta offrendo.

Solo in determinate condizioni spunta un desiderio di imporsi nel soggetto amoroso: ad esempio, nel momento in cui l’oggetto amato fosse subordinato a qualcun altro, chi ama si sentirebbe non solo consegnato nelle mani dell’amato, ma sottoposto alle decisioni di qualcun altro, che egli non ha scelto, e solo per questo non riuscirebbe a tollerare la propria dipendenza.

In questi casi iniziano le rivendicazioni e le recriminazioni, perché il dono e il sacrificio diventano un modo per “dominare” nella coppia, come se l’abnegazione fosse una moneta di scambio, con la quale si ottiene importanza e potere nella coppia. Un regalo amoroso viene accuratamente scelto, e vengono valutate tutte le possibili motivazioni per cui esso possa non essere ben accolto, perché può deludere o sembrare troppo impegnativo, e perché diventa un sostituto dell’oggetto amoroso, quasi un feticcio (“indossa il mio regalo”, “dorme con il mio regalo”…). Ma bisogna fare attenzione proprio al parlare di un dono, che questo sia un regalo materiale, o un sacrificio, o una resa incondizionata all’altro: significa porlo nell’economia di scambio nella coppia. Esso diventa: “faccio più di quanto fai tu”.

In realtà, anche se nel ragionamento amoroso c’è un calcolo di pro e contro, è generalmente per impazienza: si è consapevoli che il dispendio è aperto, e si tratta di un tesoro di energie e pensieri che viene dilapidato senza alcun guadagno assicurato.7

Un’altra caratteristica dell’analisi di Barthes, è il molteplice livello in cui un soggetto innamorato utilizza il linguaggio: l’immaginazione. Il soggetto amoroso, inchiodato da se stesso in una situazione insopportabile, inizia a immaginarsi una storia, l’immagine di se stesso che si salva, attraverso una fuga, o un viaggio, una separazione, il suicidio, o un nuovo amore. Elaborando una finzione, l’innamorato combatte idealmente i propri demoni: “farei così, andrei da lei… , affronterei … , direi … , e lei non potrebbe resistermi e mi inseguirebbe, … ”. Dando origine a questa finzione,8 il soggetto amoroso vede se stesso ancora pieno di dignità, e in questo luogo fittizio, come una catarsi, trova un attimo di quiete dal suo tormento, una piccola rivincita. Questa non è una soluzione definitiva però: l’innamorato non può uscirne sulla base di un pensiero immaginato, la trappola non si spezza da sola.

1 R. Barthes, Frammenti di un discorso amoroso, Einaudi, 2005, Attesa, p. 17

2 R. Barthes, Frammenti di un discorso amoroso, Einaudi, 2005, Incontro (p.109)

3 R. Barthes, Frammenti di un discorso amoroso, Einaudi, 2005, Rapimento, p.162

4 ibidem, p.101

5 ibidem p.149

6 ibidem, p.79

7 Al contrario di come dirà Bauman in seguito, lo vedremo nel §1.3.5

8 ibidem, p. 211

Le riflessioni riportate sono tratti dal libro di Roland Barthes “Frammenti di un discorso amoroso” edito da Einaudi, testo che consiglio vivamente di leggere perchè “illuminante” sulla fenomenologia dell’amore

ABBANDONO – A seconda di tale o talaltra circostanza, il soggetto amoroso si sente trascinato dalla paura di un pericolo, di una ferita, di un abbandono, di un improvviso cambiamento – sentimento che egli esprime con la parola angoscia

ANGOSCIA – A seconda di tale o talaltra circostanza, il soggetto amoroso si sente trascinato dalla paura di un pericolo, di una ferita, di un abbandono, di un improvviso cambiamento – sentimento che egli esprime con la parola angoscia…

Lo psicotico vive nel timore del crollo. Ma “la paura clinica del crollo è la paura d’un crollo che è già stato subito… e vi sono dei momenti in cui un paziente ha bisogno che gli si dica che il crollo la cui paura mina la sua vita è già avvenuto”. Lo stesso avviene, a quanto sembra, per l’angoscia d’amore: essa è la paura di una perdita che è già avvenuta, sin dall’inizio dell’amore, sin dal momento in cui sono stato stregato. Bisognerebbe che qualcuno potesse dirmi: “Non essere più angosciato, tu l’hai già perduto(a)”.

ANNULLAMENTO – Accesso di linguaggio durante il quale il soggetto giunge ad annullare l’oggetto amato sotto il volume dell’amore stesso: con una perversione propriamente amorosa, il soggetto ama l’amore, non l’oggetto.

ASSENZA – Ogni episodio che mette in scena l’assenza dell’oggetto amato – quali che siano la causa e la durata – e tende a trasformare questa assenza in prova d’abbandono…

Orbene l’unica assenza è quella dell’altro; è l’altro che parte, sono io che resto. L’altro è in stato di perpetua partenza, sempre sul punto di mettersi in viaggio; egli è, per vocazione, migratore, errante; io che amo sono invece, per vocazione inversa, sedentario, immobile, a disposizione, in attesa, sempre nello stesso posto, in giacenza, come un pacco in un angolo sperduto della stazione… Esprimere l’assenza… è come dire: “Sono meno amato di quanto io ami”.

ATTESA – tumulto d’angoscia suscitato dall’attesa dell’essere amato in seguito a piccolissimi ritardi (appuntamenti, telefonate, lettere, ritorni)…

“Sono innamorato? – Si, poiché sto aspettando”. L’altro, invece non aspetta mai. Talvolta, ho voglia di giocare a quello che non aspetta; cerco allora di tenermi occupato, di arrivare in ritardo; ma a questo gioco, io perdo sempre: qualunque cosa io faccia, mi ritrovo sempre sfaccendato, esatto, o per meglio dire in anticipo. La fatale identità dell’innamorato non è altro che: io sono quello che aspetta.

(Nel transfert, si aspetta sempre – dal medico, dal professore, dall’analista. Ancora più evidentemente se sto aspettando allo sportello d’una banca, o alla partenza d’un aereo, subito stabilisco un rapporto aggressivo con l’impiegato, con l’hostess, la cui indifferenza svela e irrita la mia sudditanza; si può così dire che, ove vi è attesa, vi è transfert: io dipendo da una persona che si fa a mezzo e che impiega del tempo a darsi – come se si trattasse di far scemare il mio desiderio, d’infiacchire il mio bisogno. Fare aspettare: prerogativa costante di qualsiasi potere, “passatempo millenario dell’umanità”)….

Un cavaliere era innamorato di una nobildonna. Lei gli disse: “Sarò vostra solo quando voi avrete passato cento notti ad aspettarmi seduto su una sedia, nel mio giardino, sotto la mia finestra.” Ma alla novantanovesima notte, il cavaliere si alzò, prese la sua sedia sotto il braccio e se n’andò.

CATASTROFE – Crisi violenta durante il quale il soggetto, sentendo la situazione amorosa come un vicolo cieco, una trappola da cui non potrà mai più uscire, si vede destinato a una totale distruzione di sé…

Vi sono due tipi di disperazione: la disperazione pacata, la rassegnazione attiva (“Io vi amo come bisogna amare: nella disperazione”), e la disperazione violenta: un bel giorno, in seguito a un incidente qualsiasi, mi chiudo nella mia stanza e scoppio in lacrime: sono in balia di una forza che mi soverchia, asfissiato dal dolore; il mio corpo s’irrigidisce e si contrae: come in un lampo, freddo e tagliente, io vedo la distruzione a cui sono condannato. Tutto ciò non ha niente di paragonabile alla prostrazione insidiosa, ma in fondo civile, degli amori difficili; non c’è alcun rapporto con l’annichilimento in cui si viene a trovare il soggetto abbandonato: qui, sono come folgorato, ma lucido. La sensazione che provo è quella di una vera e propria catastrofe: “Ecco, sono veramente fottuto!”…

La catastrofe amorosa s’avvicina forse a ciò che, nel campo psicotico, è stata definita situazione estrema, la quale è “una situazione che il soggetto vive conscio del fatto che esso finirà col distruggerlo irrimediabilmente”; l’immagine è ricavata da ciò che avvenne a Dachau… le due situazioni hanno in comune questo: esse sono, alla lettera, due situazioni paniche: entrambe sono senza seguito, senza ritorno: io mi sono talmente trasfuso nell’altro che, quando esso mi viene a mancare, non riesco più a riprendermi, a ricuperarmi: sono perduto per sempre.

COLPE – In un qualsiasi episodio trascurabile della vita d’ogni giorno, il soggetto crede di aver mancato nei confronti dell’essere amato e prova per questo un sentimento di colpevolezza.

COMPASSIONE – Il soggetto prova un sentimento di compassione nei riguardi dell’oggetto amato ogni volta che lo vede, lo sente o lo sa infelice o minacciato da qualcosa che è estraneo alla relazione amorosa in sé.

FASTIDIO – Sentimento di moderata gelosia che coglie il soggetto amoroso quando vede che l’interesse dell’essere amato è catturato e distolto da persone, oggetti o azioni che ai suoi occhi agiscono come altrettanti rivali secondari.

FESTA – Il soggetto amoroso vive ogni incontro con l’essere amato come una festa.

IDENTIFICAZIONE – Il soggetto s’identifica dolorosamente con qualsiasi persona (o qualsiasi personaggio) che nella struttura amorosa occupi la sua stessa posizione.

MOSTRUOSO – Il soggetto si rende improvvisamente conto di stare soffocando l’oggetto amato chiudendolo in una rete di soprusi: di colpo, da individuo sventurato che desta compassione, egli si sente diventare un essere mostruoso.

PERCHE’ – Mentre da un alto si domanda ossessivamente perché non è amato, dall’altro il soggetto amoroso continua a credere che in fin dei conti l’oggetto amato lo ama, solo che non glielo dice.

PIANGERE – Piangendo, voglio impressionare qualcuno, fare pressione su di lui (“Guarda che cosa hai fatto di me”). Questo qualcuno potrebbe essere – ed è quasi sempre – l’altro, che si vuole in questo modo costringere ad assumere apertamente la sua commiserazione o la sua insensibilità; ma potrei anche essere io stesso: mi faccio piangere per provare a me stesso che non è un’illusione: le lacrime sono dei segni, non delle espressioni. Attraverso le mie lacrime io racconto una storia, do vita a un mito del dolore e da quel momento mi uniformo ad esso: posso vivre con il dolore perché, piangendo, mi do un interlocutore enfatico che riceve il messaggio più “vero”: quello del mio corpo e non già quello della mia lingua. “Cosa sono mai le parole? Una lacrima sola dice assai di più”.

RISVEGLIO – Modi diversi in cui il soggetto amoroso si ritrova, al suo risveglio, nuovamente assalito dall’assillo della sua passione.

ROVESCIAMENTO: – “Non riesco a capirti” vuol dire: “Non saprò mai che cosa pensi veramente di me”. Non posso decifrare te perché non so come tu decifri me.

SEGNI – Sia che voglia dar prova del suo amore, sia che si sforzi di decifrare se l’altro lo ama, il soggetto amoroso non ha a sua disposizion nessun sistema di segni sicuri.

Il soggetto amoroso si domanda non già se egli deve dichiarare all’essere amato il suo amore (non è una figura della confessione), ma in che misura deve nascondergli i “turbamenti” (le turbolenze) della sua passione: i suoi desideri, le sue angustie, in poche parole, i suoi eccessi (nel linguaggio raciniano: il suo furore).

L’amore acceca: questo proverbio è falso. L’amore spalanca gli occhi, rende chiaroveggenti: “Di te, su te, io posseggo tutto il sapere”. Dice il sottoposto al padrone: tu hai ogni potere su di me, ma io so tutto di te.

SUICIDIO – Nella sfera amorosa, il desiderio di suicidio è frequente: basta un niente per destarlo. …Idea di suicidio; idea di separazione; idea di ritiro solitario; idea di viaggio; idea di oblazione, ecc.; posso immaginare varie soluzioni alla crisi amorosa e difatti non faccio che pensare a questo. Eppure, per quanto alienato sia, io non ho difficoltà a cogliere, attraverso queste idee ricorrenti, una figura unica, vuota, che è poi quella della via di scampo; ciò con cui, con compiacenza, io vivo, è il fantasma d’un altro ruolo: il ruolo di qualcuno che “se la cava”.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

Studio in Milano, Roma, Napoli e Vietri sul Mare (Sa)

per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavaliere@iltuopsicologo.it

“NON PUOI ESSERE AMATA SE NON TI AMI TU PER PRIMA”

– Ma tu mi ami? chiese Alice.
– No, non ti amo rispose il Bianconiglio.
– Alice corrugò la fronte ed iniziò a sfregarsi nervosamente le mani, come faceva sempre quando si sentiva ferita.
– Ecco, vedi? – disse Bianconiglio – Ora ti starai chiedendo quale sia la tua colpa, perché non riesca a volerti almeno un po’ di bene, cosa ti renda così imperfetta, frammentata. Proprio per questo non posso amarti. Perché ci saranno giorni nei quali sarò stanco, adirato, con la testa tra le nuvole e ti ferirò. Ogni giorno accade di calpestare i sentimenti per noia, sbadataggine, incomprensione. Ma se non ti ami almeno un po’, se non crei una corazza di pura gioia intorno al tuo cuore, i miei deboli dardi si faranno letali e ti distruggeranno. La prima volta che ti ho incontrata ho fatto un patto con me stesso: mi sarei impedito di amarti fino a che non avessi imparato tu per prima a sentirti preziosa per te stessa. Perciò Alice no, non ti amo. Non posso farlo”

Tratto da “Alice nel Paese delle meraviglie”

In questo significativo brano (tratto dal libro “Alice nel Paese delle meraviglie”) viene esplicitato perfettamente cosa significa e perché è importante amarsi per poter riuscire ad essere amati dall’altro.

Se si fa dipendere la propria autostima, il proprio valore, il meritare amore, dal partner, inevitabilmente ci si espone alle ferite che l’altro, consapevolmente o inconsapevolmente può infliggere.

Se, invece, ci si stima, ci si ama a prescindere dal partner, quest’ultimo può aggiungere valore ed amore, ma non può sottrarli, non può indebolirli.

Paradossalmente, possiamo aspettarci amore autentico dall’altro solo se l’altro percepisce che noi ci amiamo per prima.

Ed in maniera speculare, si è capaci di amore per l’altro solo se noi ci amiamo per prima. In questo caso “Se non mi amo, non ti amo”

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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Libro : SE NON MI AMO, NON TI AMO

IL LIBRO DEL DOTTOR ROBERTO CAVALIERE SULLA DIPENDENZA AFFETTIVA IN VENDITA IN TUTTE LE LIBRERIE ED ONLINE

“Andare a letto, ogni sera, con un pensiero fisso, placare la stanchezza emotiva per qualche ora con un sonno comunque agitato, svegliarsi al mattino ancora stanchi e trovare quel pensiero, ricaricato di forza e crudeltà. Un altro giorno di mal d’amore. Se fosse reciproco, potrebbe essere anche romantico. Ma, il più delle volte, non è così. Alle persone che “amano troppo” le rassicurazioni dell’altro non bastano mai, persi come sono in un polverone di tempesta emotiva. Questo libro rappresenta un po’ la “formula magica” per capire e superare il proprio disagio affettivo e relazionale, capovolgendo il “non posso stare né con te, né senza di te” (Ovidio) in “posso stare con te e senza di te”. Esplorando la forma primaria del mal d’amore, la dipendenza affettiva, in tutte le sue sfaccettature e in tutte le varie modalità con cui si manifesta sia a livello del singolo che della coppia, l’autore chiarisce qui le dinamiche e vi offre preziose indicazioni terapeutiche e suggerimenti finalizzati al superamento del vostro disagio affettivo e relazionale.”

vedi pagina fb https://www.facebook.com/senonmiamonontiamo/?pnref=story

Scheda del libro al seguente indirizzo: https://www.francoangeli.it/ricerca/Scheda_libro.aspx?id=24127

Leggi le prime 20 pagine del libro al seguente indirizzo : https://www.francoangeli.it/Area_PDFDemo/239.312_demo.pdf

Dott. Roberto Cavaliere

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L’ASPETTO POSITIVO DELL’ “AMORE BISOGNO”

Lo studioso C.S. Lewis nel suo libro “I Quattri amori” edito da JacaBook Reprint nell’effettuare la distinzione tra “amore dono” ed “amore bisogno” tende a riabilitare quest’ultimo in contrasto con l’opinione dominante che tende a considerarlo in termini negativi.

Riporto di seguito i passaggi essenziali del libro che ‘riabilitano’ l’ ‘amore bisogno’

“…”amore dono” e “amore bisogno”: appartiene alla prima catogoria il sentimento che spinge un uomo a lavorare, fare progetti, risparmiare per il benessere futuro della sua famiglia che, pure, la morte gli impedirà di condividere o di vedere realizzato; è del secondo tipo, invece, l’amore che spinge un bambino a rifugiarsi nelle braccia della madre quando si sente solo o spaventato. …

… non credo sia giusto negare all’ “amore bisogno” la qualifica di amore…

… bisogna andarci cauti nel definire l’ “amore bisogno” un’espressione di “mero egoismo”: l’uso di questo aggettivo è sempre pericoloso. E’ vero che si può indulgere egoisticamente all’ amore bisogno come a tante altre nostre debolezze, e di certo è riproverevole una pretesa d’amore tirranica e vorace, ma nella nostra esperienza quotidiana non chiamamo certamente egoista il bambino che si rivolge alla madre per essere consolato, o l’adulto che cerca compagnia “per non sentirsi solo”.

Quei bambini o quegli adulti, che piu’ si sforzano di combattere questo istinto, raramente posseggono le doti dell’autentico altruista. So bene che chi prova questo “amore bisogno” può avere dei buoni motivi per cercare di  sopprimerlo o di mortificarlo, ma l’esserne del tutto privi è un marchio che contraddistingue il freddo egoista. Dal momento che il nostro bisogno degli altri è reale (“Non è bene che l’uomo sia solo”), il venir meno nella nostra coscienza, del senso di questo bisogno che si esprime attraverso l’ “amore bisogno”-in altre parole, la convinzione, ingannevole, che sia bene per noi stare da soli-è un brutto sintomo spirituale, proprio cone l’inappetenza è un cattivo sintomo sotto il profilo medico, perchè l’uomo ha veramente bisogno del cibo.”

Dott. Roberto Cavaliere

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QUAL’E’ LA “LETTERA” DELLA VOSTRA RELAZIONE ?

Lo studioso Gugliemo Gulotta, nel libro “Commedie e drammi nel matrimonio” edito da Feltrinelli, propone una classificazione del matrimonio, o delle relazioni in generale, siglando con le lettere dell’alfabeto A, H, O, S, V, X, Y, I

  • La relazione “A” è quella che inizia con una certa distanza tra i partner (ad esempio una relazione d’interesse) ma pian piano si sono avvicinati grazie ad un vincolo comune (il trattino della A) come un figlio o un progetto o interesse forte in comune.
  • Nella relazione “H” la situazione iniziale è come quella della relazione A ma nonostante il subentrare di un tratto in comune, la distanza tra loro permane.
  • La relazione “O” caratterizza una relazione dove i partner si rincorrono senza mai incontrarsi, girando a vuoto.
    Nella relazione “S” i partner cercano di adattarsi l’un l’altro ma non riescono ad avere una situazione migliori di quella di partenza.
  • La relazione “V” caratterizza una relazione che parte con una fusione iniziale ma poi aumenta la distanza.
  • Nella relazione “Y” la situazione è la stessa della relazione “V” ma la fusione iniziale dura di più.
  • Nella relazione “X” il primo periodo corrisponde a quello del matrimonio “A”, ma dopo un periodo di riunione i partner si allontanano di nuovo.
  • Nella relazione “I” si procede bene dall’inizio alla fine.

Provate ad individuare qual’è la lettera della vostra relazione e discutetene col partner.

V’invito a riflettere sul nota citazione di Gibran “Il Matrimonio” che potrebbe rappresentare la modalità di vivere la relazione che raffigura la “I” della teoria suddescritta

Voi siete nati insieme, e insieme starete per sempre.
Voi sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
Sì, insieme anche nella tacita memoria di Dio.
Ma vi siano spazi nella vostra unione,
e fate che i celesti venti danzino tra voi.

Amatevi reciprocamente, ma non fate dell’amore un laccio:
Lasciate piuttosto che vi sia un mare in moto tra le sponde delle vostre anime.
Riempa ognuno la coppa dell’altro, ma non bevete da una coppa sola.
Scambiatevi il pane, ma non mangiate dalla stessa pagnotta.
Cantate e danzate e siate gioiosi insieme, ma che ognuno di voi resti solo,
così come le corde di un liuto son sole benchè vibrino della stessa musica.

Datevi il cuore, ma l’uno non sia in custodia dell’altro.
Poichè solo la mano della Vita può contenere entrambi i cuori.
E restate uniti, benchè non troppo vicini insieme,
poichè le colonne del tempio restano tra loro distanti,
e la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.

Dott. Roberto Cavaliere

Psicologo, Psicoterapeuta

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